Saldi a Tomorrowland. Comprereste un jetpack usato da uno così?

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Gli eroi dell’epoca d’oro del pulp erano degli inguaribili ottimisti, prima che nel mezzo tra una bomba atomica e una crisi petrolifera gli si spegnesse un po’ il mood. Ma affrontare con il sorriso sulle labbra il maggior problema di Tomorrowland più che inguaribile è terminale.

Quale problema?

Il Problema

Questo è il Problema

Una faccia da babbo di minchia incredibile è in grado di rovinare anche le migliori intenzioni, che a dirla tutta qui sarebbero pure tante.

Succede che Disney non è che manchi esattamente di soldi, successo e idee, ultimamente, ma siccome “tanto” non è “abbastanza” ogni tanto ci prova, a rinfrescare l’effetto Pirati dei Caraibi, cercando una volta di più quel miracolo che dimostri che è ancora in grado di tirare fuori un brand nuovo dal cappello anziché comprarsi e tirare a campare di gran lusso con quelli degli altri. Dopo alcune ciccate clamorose e un po’ immeritate come Lone Ranger, prova a trasformare una nuova giostrina di Disneyland in filmone. Induìnala? Tomorrowland.

Tomorrowland l’attrazione di Disneyland che parla di quanto sia bello il futuro. Tomorrowland che rappresenta tutta la curiosità, la fascinazione e il positivismo estremo che riuscivi a trovare in certi volumoni per i bambini editi negli anni ’70, che ho ancora da qualche parte in casa, con tutte le ipotesi sulle meraviglie che verranno nel futuro, pieni anche di foto di modellini di cingolati taglialegna laser che nel giorno più luminoso ci avrebbero liberati dall’Amazzonia per far strada al moderno.

Ricordo cose più o meno così. Ah, il progresso.

Cose che poi te le ritrovi a radere al suolo la foresta di Ferngully. E per qualcuno non è il progresso. Ah!

Per la scrittura e regia del progetto viene chiamata una strana coppia: Brad Bird e Damon Lindelof, e tanti dei meriti e delle cadute di stile del film stanno forse nell’aver cercato di assemblare la chimera perfetta nella forma di un animale mitologico corpo di uomo e testa di cazzo.

Scegliete il davanti e il dietro come più vi piace, ma questi sono gli elementi a disposizione: Brad Bird è un professionista  che vanta un curriculum corposto nell’animazione dentro e fuori il giardinetto Disney Pixar, da Il Gigante di ferro agli Incredibili a Ratatouille, a cui non manca di una solida incursione nell’action e nel live action con Mission Impossibile – Ghost Protocol, a dire che c’è anche un po’ di menare: un ragazzone che alla fine non puoi non amare. Damon Lindelof è da tempo invece lo sceneggiatore che amate odiare, il signor Lost dietro a cui avete bestemmiato in Prometheus e in World War Z, forse anche per Star Trek Into Darkness se avete il tradizionalismo trekkie nel cuore, ma la cosa non mi riguarda.

Quindi da una parte abbiamo la quasi sicurezza di un autore che si è fatto la fama con film di storie di amicizia in grado di parlare al cuore di grandi, piccini e robot, e con l’innegabile bonus, a guardare la filmografia, di saper maneggiare la necessaria iconografia retro, e pure a suo agio con l’azione; dall’altra uno sceneggiatore di quelli che camminano al centro della strada e gli piace gli si giri un videoclip attorno, famoso e famigerato, uno di quelli che nonostante alcuni svarioni piace al marketing, grazie al talento con cui inietta wow-factor a suppostoni nelle storie narrate. E fa niente se quando dico”alcuni svarioni” sto parlando di uno a cui sfugge facilmente la mano su toni e registri e che ha fatto accarezzare un fallomorfo alieno ad uno scienziato in Prometheus.

Se lo chiedete a me, la scelta degli autori di Tomorrowland da parte della produzione urla FACCIAMO UN AMBLIN  ANNI DUEMILLE, FACCIAMOLO PIÙ MODERNO SMART 2.0, a ogni costo. Ci riescono?

Campione mondiali in facce da babbazzo per tre anni di seguito

No.

L’intento sbandierato quindi è quello di fare una storia per famiglie retrò nel messaggio e nell’estetica con brio. Sentiamo come gira la trama, allora: dietro la realtà quotidiana come la conosciamo c’è una setta masson… una fazione di Illuminat… una manciata di stronzi patentati che ha creato la città ideale e sforna le tecnologie che l’uomo comune manco si sogna al ritmo con cui i cinesi clonano i prodotti della Apple. Molto generosamente, il frutto di tanto ingegno viene rilasciati alla popolazione forse sì, forse no, facciamo anche mai: gli stronzi si godono l’idealtipo progressista nella loro enclave e noi moriamo nella merda. Ogni tanto qualcuno viene reputato con il QI sufficientemente alto da poter entrare nella Casta: tra questi c’è il precoce George Clooney, che a quanto pare da piccolo è l’incredibile fazza da babbo di minchia di qui sopra, e a distanza di anni dal flashback della prima sequenza, una sbarbata teoricamente mezzo genio (spoiler: secondo me, no) messa lì per far passare il messaggio di rigore che i nerd non sono solo maschi e sfighi, ma possono anche essere femmine e passerine. C’è anche Hugh Laurie, che in quanto britannico è cattivo.

Quello che dà le mosse all’azione è l’intervento della versione underage e in gonnella del Terminator, altro prodotto della città ideale del Sol dell’Avvenire, accortasi che, grossomodo fuori campo, le cose hanno cominciato ad andare male dentro e fuoriporta, e forse era il momento di cambiare le carte in tavola. Segue viaggio dell’eroe con la sbarba, incontro con il mentore Clooney invecchiato e barricatosi nella sua stamberga come un paranoico dopo essere stato esiliato ingiustamente nel lontano passato – Questo accade a circa 50 minuti dall’inizio del film: fino ad allora era apparso solo nel prologo, mossa paracula con cui Clooney è ormai in grado di diminuire sistematicamente il minutaggio delle sue apparizioni nei film.

Poi: complicazioni, scontro finale, risoluzione.

Cosa va storto esattamente? Non tutto, ma molto. L’intento neopositivista alla base del messaggio, riassumibile in “Non è il caso di vedere tutto nero, stai sereno che andrà meglio”, davanti al quale si sono generate anche le ire di qualche fanboy postapocalittico sentitosi interpellato con l’usuale corredo di #polemichesterili, sono sconfitte in partenza dal fatto che ci sono delle ragioni molto sensate se l’approccio puro da cari vecchi anni ’50 è invecchiato e riprenderlo facendo finta di niente stona.

La civiltà occidentale si è resa conto di dover ammettere di essere più problematica, ad esempio, e che se esistono situazioni internazionali dove “non si capisce un tubo”, non è colpa dei soliti beccamorti che vedono tutto nero. Anche perché dare tutta la colpa ai “soliti beccamorti” è una ricetta che fa parte del manualone di qualsiasi propaganda, e si sposa terribilmente bene con il concetto che sorregge il film di una Società Segreta che guida le nostre azioni perché loro, sì, sanno cosa è meglio per noi: in qualche modo, la tematica è stata già esplorata nella realtà (e qualcuno ogni tanto ci riprova) e non è che sia andata (o vada mai) così bene.

Dead Snow, progetti che funzionano

Heilone.

Tutti belli, tutti fighi, tutti pronti ad andare nello spazio, ultima frontiera. Tommorrowland assomiglia paurosamente alla Rio de Janeiro di Rico in Starhip Trooper e per essere l’ultimate feel good city c’è qualcosa da ridire qua e là. Quando fai i tuoi bravi conti, ti accorgi che Tomorrowland è antiquato come la fazza del suo protagonista versione infante. Questo per parlare dell’intento generale, poi si entra nel particolare. Cioé Lindelof, in grande spolvero.

Lindelof aveva, a sentir lui, molto particolare di intender il messaggio di positività del film. Fondamentalmente: i ragazzi su Twitter sono cattivi, insegnerò ai fanboy cosa vuol dire avere un cuore puro e fiducia nel futuro. Fondamentalmente: mi pare una stronzata.

A parte il loserismo personalistico, la sceneggiatura ha tutti gli scarti del Lindelof estremo. Dopo l’osservatore Onu Rambo di World War Z ci regala, papà della protagonista, l’ingegnere della Nasa disoccupato. Tutte queste piattaforme di lancio in chiusura, quant’è difficile ricollocarsi, dovrò pulire i cessi per il resto della mia vita, eh, c’è crisi, signora mia. Ci sono tante cose che non si capiscono; i buoni sono inseguiti per tutto il film da agenti inviati dagli scienziati rimasti a Tomorrowland, ma la motivazione rimane nebulosa.

Gli scienziati  rimasti a Tomorrowland, intanto, si scopre che hanno istituito una dittatura burocratica in patria, la quale in un momento indeterminato del passato è finita completamente in rovina: una critica che contraddirebbe la mia idea di un film sottilmente nazistoide, e che una nazione che scacci le menti più creative è destinata a fallire? Magari, ma passa solo che è colpa di dr House, perché è uno stronzo… I cambi di tono vanno dal buonismo del film per famiglie, al drama, al citazionismo ruffiano di una manciata di film di fantascienza, allo humour nero.

Con le sterzate incoscienti arriva però anche quell’aspetto per cui non dico che lo perdono o che me lo rivedrei, ma per cui qualcosa salvo di Tomorrowland.

Tomorrowland è weirdo. Weirdo forte. Ad una certa, quando ormai sei arrivato a non aspettartelo da un film così, irrompono gli uomini in nero che si mettono a sparare a persone a caso riducendole a una pastella verde tipo lo skifiltor, alla Mars Attacks.

C’è una scena ambientata in un negozio di memorabilia nerd che, nel momento in cui sei disposto a dimenticarti che la Disney sta facendo pubblicità all’acquisizione della Lucas e del marchio di Star Wars è una godibile incursione nel museo della mente del geek comune medio, e va avanti con ritmo.

Ce n’è un altra in cui i protagonisti si barricando nel bunker di George Clooney che a una certa, mentre vengono attaccati da Men in Black androidi, diventa una versione più truce di Mamma ho perso l’aereo, con le trappole mortali e il PG-13 razzista che se ne fotte, tanto sono macchine.

La regia fa il suo lavoro, dignitosamente, la coreografia dell’azione è gradevole, anche se probabilmente manca di quelle qualità che rendono veramente memorabili una scena.

Soprattutto, c’è la storia d’amore più disturbante Heinlein-free dell’anno (c’è almeno un incesto stereo-ucronico tra le uscite dell’anno che rimane destinato a vincere): George Clooney rivede Terminator pocket dopo anni di lontananza, capisci che è ancora amore. Egli guardava lei con occhio di bovino incantamento e ancora oggi la prende in braccio come ufficiale e gentiluomo, ma ella è afflitta dalla disgrazia di essere stata costruita con le sembianze di Supervicky, e senza tutte le parti funzionali. La sceneggiatura svicola in modo paraculo dalle implicazioni pruriginose della cosa prima della fine, ma la frittata è fatta, e io non sono abbastanza superiore per non rigirarla.

Quello che del film rimane a memoria è il marchio di approvazione del Pedobear. Non era probabilmente quello che si aspettava la produzione. Fatelo vedere ai vostri bambini!

L'autore /


"Un coniglio grande e possente. Suoi simboli sono il martello onniveggente e la falce vendicativa." - UrbanDictionary.com -

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  • Sara Bersani

    Direi che per la questione finale questo meme è veramente adatto…
    comunque sei riuscito anche qui ad accendermi un pò di interesse

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